“Le colline oscure” sul Mucchio Selvaggio
6 Gennaio, 2009
[Sull'ultimo numero del mensile "Il Mucchio Selvaggio", ora in edicola, Carlotta Vissani recensisce il romanzo Le colline oscure di Enzo Fileno Carabba. Carlotta dice delle cose centratissime, evidenziando alla perfezione il senso dell'operazione letteraria di questo libro. Grazie di cuore.]
Tutto si può dire di Carabba, tranne che machi di originalità, voglia di sperimentazione, spirito visionario, ironia e rivisitazione onirica della realtà contemporanea, tanto che il lettore tenderà a perdersi nella narrazione come se fosse in un sogno a occhi aperti. In Colline oscure, terzo titolo della nuovissima collana “Armi da taglio” diretta da Gabriele Dadati, torna lo strambo e irresistibile Angelo di Pessimi segnali (Marsilio, 2004), insegnante di scrittura creativa in una scuola popolata da studenti svogliati, svuotati di ogni entusiasmo e molto poco collaborativi. Per rimpolpare l’erario Angelo si diletta nella caccia ai ghiri nel fitto dei oschi toscani e rivende giocattoli rubat ai ricchi, come un moderno Robin Hood. Ad animare le sue giornate si aggiungono: apparizioni mistiche di enormi Madonne, rapimenti, vicini di casa americani invasati con idee new age e tagliole che scattano per limitare la presenza umana nei boschi. E’ come vivere un’allucinazione senza rendersi conto che si tratta di realtà.
Lui stesso, ben prima di scrivere Le colline oscure, era certo che se avesse proposo una storia del genere, sarebbe sembrata una parabola visionaria. Invece c’è molta più realtà (autobiografica) di quella che si può immaginae, a dimostrazione di come niente è impossibile in un mondo in cui regole e “inscatolamenti concettuali” sono stati sostituiti dalla logica dell’assurdo. La vera innovazione (anche se Carabba è innovativo da sempre, specialmente da quando vinse il Premio Calvino con Jakob Pesciolini) sta nell’allontanamento dalla logica secondo cui lo scrittore può ipotizzare che cosa succederà nella narrazione. Carabba rende questo meccanismo inattuabile. Ogni riga è una rivelazione, come se alzassimo centinaia di veli senza mai trovare quello che immaginiamo plausibile. Ma la scoperta cocessa al lettore è pur sempre una sorpresa, inaspettata e assolutamente gradita.