[Questo articolo di Lisa Oppici è comparso domenica 26 aprile su "La Gazzetta di Parma". Grazie mille.]

Enzo Fileno Carabba e il suo “Robin Hood” che ruba giocattoli

di Lisa Oppici

Ci sono tafani invadenti e Madonne che appaiono dal nulla, misteri molto misteriosi e persone a dir poco bizzarre. E tanto altro. Soprattutto c’è lui, Angelo, lo stesso di Pessimi segnali. È ancora lui il protagonista de Le colline oscure (Barbera Editore), l’ultimo romanzo di Enzo Fileno Carabba, che ancora una volta delizia con la sua scrittura; una scrittura incantevole che è la prima vera carta vincente del volume: straordinaria l’abilità dell’autore nell’ordire una tessitura affascinante e avvincente, capace di rapire chi legge portandolo in un universo sui generis. Scorrevole, la scrittura, ma costruita con una cura quasi maniacale, senza una sillaba fuori posto, con un’indubbia forza delle parole (la “madre guardiana”: “Granitica, serissima, ma come afflosciata dentro”) e con un ritmo interno che scaturisce certo da un attento lavoro di cesello. “Alle prime brezze di primavera i sacchetti di plastica si levavano in volo come uccelli bianchi. Erano stati in letargo tutto l’inverno bloccati dal fango e dal gelo. Ma ora salivano in aria e sbandavano per le colline incontaminate che dominavano la città. / C’era della bellezza in quell’orrore”.

Il libro racconta la quotidianità strana di Angelo, che di mestiere insegna la scrittura ai ragazzi nelle scuole – in una realtà avvilente – e che nel tempo libero ha tendenze alla Robin Hood.

Racconta di lui e del fantasmagorico mondo intorno (ad Angelo, a noi…), che richiede in primo luogo proprio Resistenza (con la maiuscola): “Tornando a casa sentì un nuovo tipo di suoneria del cellulare, non capiva da dove venisse, lui non era certo il tipo da cambiare suoneria. Poi si rese conto che era il suono delle campane”; “Si scordava i nomi delle scuole dove andava. Ormai tendeva a considerarle un gigantesco Istituto Unitario, una scuola ramificata, piena di anfratti. Un labirinto di succursali. L’Istituto poteva manifestarsi in centro come in periferia. Appariva. Era un luogo frazionato, ma anche un luogo della mente”.

Resistenza per riuscire a non soccombere e a non essere inghiottiti da un’oscurità (Le colline oscure) che talvolta pare senza vie d’uscita.

Per dipingere tutto questo la scrittura di Carabba – il suo impasto narrativo, i suoi giri delle parole e delle frasi – è assolutamente perfetta.

Una scrittura “surreale”, certo, ma è un surrealismo con le radici ben affondate nella realtà: perché dietro questa dimensione, e dietro l’evidente deformazione – grottesca e orrorifica insieme – che caratterizza il volume c’è il nostro mondo, ci siamo noi (molto bella, ad esempio, tutta la rappresentazione dell’universo scolastico, popolato da una fauna – studenti e docenti – quasi senza appello). E dietro la solitudine di Angelo, il suo essere nonostante tutto “disarmato” di fronte alle cose, c’è quella dell’individuo contemporaneo.

Una Risposta a ““Le colline oscure” sulla Gazzetta di Parma”

  1. mario detto

    Davvero bello questo pezzo della Oppici!
    Forza Enzo!

    mario s., custode di Casa Carabba

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